E l’eroina ovviamente è lei, Vittoria Brancaccio: agronomo partenopeo, già ricercatrice agroindustriale e allenatore di atletica leggera. Che nell’82 crea una piccola azienda agraria a Sant’Agata sui Due Golfi e nel ’99 decide di trasformarla in quella che definisce la sua “verde prigione“. Traduzione: apre l’agriturismo Le Tore, proprio sopra il paese, a 500 metri di altitudine e con una vista pazzesca sulle due insenature marine più famose del mondo, Capri inclusa. Insomma il mare di Sorrento e Nerano, di Amalfi e Positano. Non so se mi spiego.


Ci sono stato di recente e lo descrivo in una parola: il rifugio perfetto.


E per chiarire apro una breve parentesi personale.


Conosco l’agriturismo, nel senso ampio di fenomeno socioeconomico rurale, come le mie tasche. Parecchio ma parecchio bene, insomma. Sono capace di “vedere” attraverso le aziende e i loro titolari neanche avessi gli occhi di Nembo Kid, a raggi x. E posso garantire che il grande valore aggiunto di un’azienda agrituristica (che termine burocratico-stucchevole è diventato questo, però, via via che il settore andava banalizzandosi) non sono tanto l’entità dell’investimento, il numero delle piscine, la rileccatura delle jacuzzi, il candore delle livree e nemmeno la bellezza del paesaggio o la qualità delle produzioni in sè, fattori pur importantissimi, ma le storie personali che stanno dietro all’intero ambaradan.

L’agriturismo più bello e vero è dunque quello che ha un vissuto autentico da raccontare ai suoi ospiti. I quali, poi, alla fine dei conti sanno percepirlo da soli, annusando l’aria e guardandosi intorno, anche senza parlare con il proprietario. Fine dell’excursus.


Tutto per dire che a Le Tore ho trovato, appunto, un equilibrio perfetto di ambiente, qualità, cura, vedute, persone, semplicità, cultura. E quella ruralità autentica che è anche fatica, difficoltà, rusticità, imprevisti, naturalezza di stile e di comportamento.


Dodici ettari coltivati a biologico tra pomodori, orti, sei mucche (solo per produrre il letame), pollaio, frutteti (limoni, mela annurca, ciliegi a piluccatura “quasi” libera, corbezzoli), vigneto novantenne con microproduzione propria di un bianco rustico, sapido e “antico”, e di un rosso a base di Aglianico, più di tremila olivi che danno un eccellente, pluripremiato olio extravergine Penisola Sorrentina Dop.


Tutto o quasi finisce trasformato in azienda, venduto direttamente o consumato a tavola, visto che ai fornelli sta Vittoria in persona (bravissima) e ammannisce piatti della cucina campana cucinati con la consueta miscela di passione, perizia, ricerca e rispetto per i sapori tradizionali. Convivialità e riservatezza, sobrietà e calore stanno a braccetto e la cosa – garantisco – è una qualità non frequentissima nelle centinaia di agriturismi che ho testato in carriera. A colazione, ovviamente, torte, marmellate (irresistibile quella di limoni) e succhi di frutta fatti in casa, ricotta locale e così via.
Sempre senza un briciolo di affettazione.


Poi ci sono gli alloggi, ricavati dai tre blocchi nati attorno al palmento settecentesco i cui “tubi” di pietra spuntano ancora in sala da pranzo. In tutto otto camere, luminose e confortevoli, ampie, dall’atmosfera piacevolmente familiare, ben arredate ma senza orpelli fastidiosi, affacci bellissimi, quiete assoluta, mobili della nonna, buon gusto e un certo understatement di stile che non guasta.


Il risultato è che uno va a Le Tore con l’idea di farne il quartier generale di una vacanza per scorrazzare nel concentrato delle bellezze circostanti e poi finisce per non muoversi o quasi da lì. E pure senza rimpianti.


In tal senso, questa fattoria è davvero una piacevole prigione. Di cui Vittoria è il direttore, il suo compagno Raffaele il secondino avventizio e il labrador Tex l’amabile cane da guardia (vista l’indole, si fa per dire).


Dovendo, ma proprio dovendo consigliare occasionali “evasioni“, oltre quelle canoniche ovviamente, ne suggerisco due. La prima è all‘Eremo di San Costanzo, tra Punta Campanella e Termini: panorama a 360° coi faraglioni di Capri a portata di mano e vista sui due golfi a perdita d’occhio. La seconda è all’Osteria Lo Stuzzichino (qui) di Sant’Agata: una bella, fresca, allegra veranda dove Mimmo De Gregorio, coi genitori Paolo e Filomena, tra le tante cose buone sforna un pollo da far resuscitare i morti e una genovese da leccarsi i baffi.


Poi ritorno a Le Tore e chiacchiere fino a notte fonda sotto la pergola.


E se qualche ranocchio gracida, Raffaele impugna il violino.


Il che è raro, ma vale da solo la visita.

 

 

 

“Le Tore”, azienda agricola biologica, agriturismo e bed & breakfast
Via Pontone 43, Sant’Agata sui Due Golfi, Massa Lubrense (NA)
Tel 081/8080637 – 333/9866691 – Fax 081/3502039
Diese E-Mail-Adresse ist vor Spambots geschützt! Zur Anzeige muss JavaScript eingeschaltet sein!
www.agriturismosorrentoletore.com

 

 

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